Biblioteca soci

Il potere della saggezza (2)

II Potere della Saggezza è una stimolante introduzione al Buddhismo di due lama tibetani famosi in tutto il mondo per il loro intuito e abilità nel comunicare i concetti essenziali della dottrina del Buddha. Questo è stato il loro primo libro di successo, che ora viene ripubblicato in una terza edizione, riveduta e ampliata con ulteriore materiale tratto dai loro discorsi. Scritto con caratteristico calore umano e immediatezza, II Potere della Saggezza giunge al cuore della pratica buddhista. Vengono esaminati il significato e le scopo della meditazione, le cause dell'insoddisfazione e dell'infelicità e precisamente come e perchè sorgono questi indesiderati stati mentali colmi di illusioni. Infine vengono spiegati i metodi per eliminarli e per ottenere il controllo sulle nostre menti e sulle nostre vite. II libro include un intero corso di meditazione, in cui Lama Zopa illustra chiaramente l'intero campo d'azione del sentiero, dalla coltivazione della consapevolezza della nostra attuale condizione allo sviluppo della saggezza e dei metodi che ci liberano. Lama Yesce mostra inequivocabilmente come il punto chiave sia mettere in pratica tutto ciò nella vita quotidiana, e quindi mostra come farlo. Il Potere della Saggezza è una raccolta delle letture date nel corso del loro prime tour in occidente nel 1974, a cui sono stati aggiunti altri due seminari dati da Lama Yesce nel 1983, in Svezia e in Svizzera. II libro contiene una introduzione di S.S il Dalai Lama e una rinnovata appendice sull'Istituto Lama Tzong Khapa, in occasione del suo ventesimo anniversario (1976-1996), che comprende una sua breve storia e un resoconto delle sue varie attività.

La dottrina zen del vuoto mentale

 

Una pratica mentale, unica nel suo genere di vera e propria avventura intellettuale, in cui al commento o all'insegnamento si sostituiscono l'esempio, il fatto, l'esperienza vissuta.

Un viaggiatore incontrò una tigre e fuggì con la belva alle calcagna. Arrivato sull'orlo di un precipizio l'uomo vi saltò, afferrandosi a una liana e rimanendo sospeso nel vuoto, mentre la tigre annusava al di sopra di lui. Tutto tremante l'uomo guardò in giù e vide un'altra tigre che lo guardava. Due sorci, uno bianco e uno nero, si misero a rodere la liana alla quale era sospeso. L'uomo vide allora vicino alla sua testa una appetitosa fra-gola selvatica. Tenendo la liana con una mano, colse con l'altra la fragola e la mangiò. Era deliziosa!

Nel loro sforzo per superare il mondo dell'intelletto i Buddhisti Zen hanno sempre messo l'accento sull'importanza dell'istantaneità. Non dovrebbe essere consentito alla riflessione di frenare la rapidità di una risposta, e come il suono di una campana si fa sentire nello stesso momento in cui si produce, così l'uomo dovrebbe coltivare in se stesso una presenza di spirito capace di condensare una esperienza infinita in una intuizione immediata. Per questo i Maestri Zen non cessano di insistere con i loro discepoli sulla spontaneità della reazione che essi si aspettano da loro.

La conoscenza razionale è razionale solo perché vi si giunge per mezzo della ragione. Le altre conoscenze accessibili con mezzi diversi dalla ragione, non sono, però, irrazionali; sono extra-razionali.

Saper distinguere fra le idee suscettibili di analisi razionale e quelle che non lo sono è il dono degli dèi. Per colui che agisce, è altrettanto importante saper riconoscere la giustezza di un giudizio intuitivo che la solidità di una prova scientifica.

DAISETZ TEITARO SUZUKI, Dottore in Lettere, fu docente di filosofia buddhista all'Università Otani di Kyoto. Nato nel 1869 e morto nel 1964 egli è stato probabilmente la più grande autorità in materia di filosofia buddhista e sicuramente la massima autorità sul Buddhismo Zen. Le sue principali opere in inglese sul Buddhismo sono circa una dozzina o più, e vi sono almeno una ventina dei suoi lavori in lingua giapponese ancora sconosciuti in Occidente.

 

Buddha (1)

 

“Che cosa pensate di me, o monaci?». È la domanda che, secondo un antico sutta, il Buddha
avrebbe rivolto alla schiera dei suoi monaci. L'autore di questo libro attinge la risposta a tale domanda alla tradizione dei sutta, di cui seleziona e cita i brani che gli sono sembrati più biograficamente attendibili, accompagnandoli con un commento criticamente attento, discreto e privo di forzature apologetiche, per far emergere la verità storica ma soprattutto quella inferiore di questo uomo misterioso del VI secolo avanti Cristo» (R. Guardini).
Ne risulta «una biografia kerigmatica» che introduce «il lettore europeo nel nobile spirito buddhista
orientandolo nel contempo alla ricca e profonda tradizione cristiana, creando così una
base comune di esperienze spirituali in cui situare il kerigma buddhista» (M. Fuss).
Il libro si legge come una grande avventura dello spirito, in cui il giovane Siddhattha, presa visione
del dolore e dell'impermanenza di cui è intessuta la vita del mondo, si mette totalmente alla ricerca
di una via di salvezza e, dopo averla trovata, divenuto ormai il Buddha, l'Illuminato, si dedica
per quarantacinque anni alla diffusione del suo messaggio (dhamma), spinto dalla compassione verso tutti gli esseri senzienti.

Gianpietro Sono Fazion è studioso di buddhismo e praticante di zen. Ha curato la trascrizione di mantra indiani e soggiornato in templi buddhisti cinesi. Ha all'attivo composizioni musicali ispirate allo zen e collabora a pubblicazioni di studi buddhisti. Nel 1990 ha pubblicato per questa stessa collana Viaggio nel buddhismo zen.
È membro della direzione della Fondazione Maitreya.

 

101 storie zen (1)

“Lo Zen non è una setta ma un’esperienza”. Da questa esperienza, che ha al suo centro la nozione di “satori”, “illuminazione”, è nata una letteratura immensa, dalle numerose ramificazioni, a partire dal sesto secolo in Cina (sotto il nome di Ch’an) e a partire dal dodicesimo secolo fino ai nostri giorni in Giappone (sotto il nome di Zen). Ciò che in Occidente ha finito per presentarsi spesso come moda banale è dunque una ricchissima tradizione religiosa, senza la quale è impensabile una grande parte della filosofia, della letteratura e dell’arte estremo-orientali. Per avvicinarsi a questo intricato complesso, poche introduzioni sono altrettanto giuste nel tono, svelte e amabili come questa raccolta di storie Zen, curata da Nyogen Senzaki e Paul Reps. Il lettore vi troverà una scelta dalla “Raccolta di pietre e di sabbia” di Muju, mastro giapponese del tredicesimo secolo e da altri testi classici zen, sino alla fine del secolo diciannovesimo. Con sobrietà e grazie Senzaki e Reps hanno saputo presentare in rapidi tratti apologhi capitali o ignoti, intrecciandoli con felice precisione, in modo che il lettore possa entrare in contatto immediato con le grandi questioni (e con le grandi soluzioni) dello Zen, contatto che troverebbe ben più difficilmente affidandosi a ponderosi manuali, contrari già nella loro costruzione allo spirito Zen –per eccellenza imprendibile e paradossale, irridente verso ogni sapienza soddisfatta, spesso nascosto dietro gli schermi del vuoto e del non sapere.

101 storie zen (2)

“Lo Zen non è una setta ma un’esperienza”. Da questa esperienza, che ha al suo centro la nozione di “satori”, “illuminazione”, è nata una letteratura immensa, dalle numerose ramificazioni, a partire dal sesto secolo in Cina (sotto il nome di Ch’an) e a partire dal dodicesimo secolo fino ai nostri giorni in Giappone (sotto il nome di Zen). Ciò che in Occidente ha finito per presentarsi spesso come moda banale è dunque una ricchissima tradizione religiosa, senza la quale è impensabile una grande parte della filosofia, della letteratura e dell’arte estremo-orientali. Per avvicinarsi a questo intricato complesso, poche introduzioni sono altrettanto giuste nel tono, svelte e amabili come questa raccolta di storie Zen, curata da Nyogen Senzaki e Paul Reps. Il lettore vi troverà una scelta dalla “Raccolta di pietre e di sabbia” di Muju, mastro giapponese del tredicesimo secolo e da altri testi classici zen, sino alla fine del secolo diciannovesimo. Con sobrietà e grazie Senzaki e Reps hanno saputo presentare in rapidi tratti apologhi capitali o ignoti, intrecciandoli con felice precisione, in modo che il lettore possa entrare in contatto immediato con le grandi questioni (e con le grandi soluzioni) dello Zen, contatto che troverebbe ben più difficilmente affidandosi a ponderosi manuali, contrari già nella loro costruzione allo spirito Zen –per eccellenza imprendibile e paradossale, irridente verso ogni sapienza soddisfatta, spesso nascosto dietro gli schermi del vuoto e del non sapere.

Il terzo occhio

“Tanti anni fa” scrive l’autore di questo libro “tutti potevano adoperare il Terzo Occhio. Ma l’umanità volle sostituire gli dei e come punizione il Terzo Occhio venne chiuso”. Lobsang Rampa, il lama tibetano, afferma invece di possedere ancora questa eccezionale facoltà, che gli uomini dell’Occidente, adoratori dell’oro, del commercio e della scienza, hanno irrimediabilmente perduto. Questa sua autobiografia racconta la storia dell’ammaestramento e dell’iniziazione di un ragazzo ai misteri della vita; le sue vicende spirituali in un mondo retto da millenarie credenze e da riti plurisecolari e pervaso da intima e superstiziosa pietà. Sull’autenticità del racconto e della personalità stessa dell’autore sono stati avanzati molti dubbi: il libro sembra fatto apposta per sfidare la credulità occidentale. Ma chi potrà mai affermare o negare con certezza che esso rifletta o meno l’educazione e la vita di un lama tibetano ? Chi è mai potuto penetrare nel mondo chiuso descrittoci da Lobsang Rampa? Realtà dunque o immaginazione? Comunque sia, l’efficacia narrativa e la capacità di evocare situazioni e figure che ci trasportano in una atmosfera che ben può essere quella del favoloso Tibet, fanno di Il terzo occhio un’opera di grande freschezza e di estremo fascino. "

Milindapanha

Non c’è esposizione del buddhismo che non menzioni il Milindapanha, opera composta nel I secolo a.C. circa, che narra una discussione i cui interlocutori sono il re indo-greco Menandro e il monaco buddhista Nagasena. L’importanza di questo testo all’interno della letteratura extracanonica del buddhismo del Piccolo Veicolo è fondamentale. Il Milindapanha infatti fa parte di quel grande tentativo di canonizzazione della dottrina buddhista attuato dopo il III Concilio di Pataliputra e la nascita di numerose correnti all’interno del Sangha. I punti discussi dai due interlocutori toccano i nodi centrali del buddhismo, che hanno dato luogo a una serie lunghissima di interpretazioni da parte delle vaie scuole. Infatti si spazia dal problema dell’anatta –se nell’uomo ci sia o no un ‘sé’ che permane- a quello dell’attività del karma, delle determinazioni del nirvana, della realtà dei dharma, della moralità, eccetera. Questa traduzione dall’originale Pali comprende i primi tre libri dei sette che compongono l’opera. Sono i libri più interessanti non solo per i libri trattati ma anche per la bellezza e la varietà degli esempi e delle argomentazioni esposte dai due protagonisti. L’interesse dell’opera è anche nella scelta di questi protagonisti: il re Milinda, indianizzazione del greco Menandro, che rappresentò il potere dei re ellenistici alla sua massima espansione in India, e la dottrina buddhista rappresentata dal monaco Nagasena: un potente re straniero e il pensiero della popolazione da lui conquistata.
Un pensiero così elevato, raffinato e complesso come quello buddhista non poteva non affascinare un uomo che, pur provenendo da una cultura diversa, cercava di conoscere quella dei territori da lui conquistati per confutarla. Ma non ci riuscì, fu vinto dalla profondità del pensiero buddhista.

Vita di Buddha

Questa “vita di Buddha”, pubblicata per la prima volta nel 1913 come parte integrante della vasta opera “Myths of the Hindus and Buddhists”, iniziata da Ananda K. Coomaraswami, non si limita a ricostruire il nucleo di verità storica delle vicende di Gautama, il principe destinato a diventare Buddha, ma ne espone anche, con grande chiarezza, il cammino verso l’illuminazione e i nuclei essenziali dell’insegnamento. Riportando gli elementi che compaiono nelle numerosissime leggende sulla vita e la dottrina del Maestro, Coomaraswami ricostruisce la storia mitica di Buddha, così come viene riportata in molte opere religiose orientali, componendo un piccolo, prezioso capolavoro di divulgazione, dal grande valore letterario e spirituale.

The buddhist diet Book

In lingua inglese

Incontro con Gesù - una lettura buddhista del Vangelo (1)

Il Dalai Lama commenta il Vangelo cristiano; delinea affinità e divergenze fra cristianesimo e buddismo. Da un lato ammonisce coloro i quali si definiscono 'buddisti e cristiani', dall'altro invece riscontra affinità profonde tra l'insegnamento del Buddha e quello di Gesù Cristo: entrambi tracciano la via della salvezza che si compie nel servizio compassionevole degli altri; entrambi affermano che c'è in tutti noi un seme di risveglio spirituale. Il dialogo fra il cristianesimo ed il buddismo può porsi a modello di come gli esseri umani siano in grado di amarsi reciprocamente perché sono diversi, e non soltanto malgrado le loro diversità."

Il diamante che taglia le illusioni (1)

 

Serkong Rimpoce commenta un breve testo, L'Essenza del Nettare, composto da Ghesce Cekawa (1102 1176). II testo è paragonato a un vajra, un diamante che tagIia tutte le illusioni: gli insegnamenti in esso contenuti sono paragonati a un sole che elimina ogni oscurità.
Il diamante è così duro da poter scalfire tutti gli altri oggetti ed è anche la più preziosa tra tutte le gemme. Per cui, come un solo pezzetto di diamante è più prezioso di tutti gli altri gioielli, così anche solo una parte di questi insegnamenti è preziosa per eliminare l'egoismo. E, come una piccola parte della luce del sole elimina l'oscurità, così una parte di questi insegnamenti può eliminare l'oscurità dell'attitudine egoistica che induce a prendersi cura solo di se stessi e a non pensare mai gli altri.
Kyabje Serkong Rimpoce nacque nel 1914 a Loka, nel sud del Tibet. Reincarnazione del figlio di Marpa, il celebre traduttore e discepolo prediletto di Naropa, era la manifestazione fisica di un grande Bodhisattva, un essere, perciò, fuori dall'ordinario, che ebbe una straordinaria rinascita, una straordinaria vita, e che lasciò il corpo in un modo straordinario. Fu uno dei tutori dell'attuale Dalai Lama e lo seguì in esilio in India, nel 1959, dopo l'invasione cinese del Tibet.
Maestro impareggiabile dei Sutra e dei Tantra, dedicò la sua vita esclusivamente al bene degli altri, instancabile nel prodigarsi ad insegnare, ad ascoltare quanti chiedevano consigli, ispirazione, speranza, una fonte inesauribile di amore e di saggezza.
Morì nel 1983 a Kybar, nel Ladak, e rinaque l'anno seguente, da genitori tibetani; poco lontano dal posto dove aveva lasciato il corpo.

“Il ricordo delle persone che ci hanno fatto del bene insegnandoci la gentilezza e il buon cuore, deve essere scolpito nella nostra mente allo stesso modo di un disegno inciso sulla roccia che dura per un lungo tempo.
Non dobbiamo invece curarci delle persone che dicono sia bene compiere azioni non virtuose e considerare inconsistenti le loro parole, come scritte sull’acqua”

All’interno del volume inserto fotografico a colori di Serkong Rimpoce

 

Il diamante che taglia le illusioni (2)

 

Serkong Rimpoce commenta un breve testo, L'Essenza del Nettare, composto da Ghesce Cekawa (1102 1176). II testo è paragonato a un vajra, un diamante che tagIia tutte le illusioni: gli insegnamenti in esso contenuti sono paragonati a un sole che elimina ogni oscurità.
Il diamante è così duro da poter scalfire tutti gli altri oggetti ed è anche la più preziosa tra tutte le gemme. Per cui, come un solo pezzetto di diamante è più prezioso di tutti gli altri gioielli, così anche solo una parte di questi insegnamenti è preziosa per eliminare l'egoismo. E, come una piccola parte della luce del sole elimina l'oscurità, così una parte di questi insegnamenti può eliminare l'oscurità dell'attitudine egoistica che induce a prendersi cura solo di se stessi e a non pensare mai gli altri.
Kyabje Serkong Rimpoce nacque nel 1914 a Loka, nel sud del Tibet. Reincarnazione del figlio di Marpa, il celebre traduttore e discepolo prediletto di Naropa, era la manifestazione fisica di un grande Bodhisattva, un essere, perciò, fuori dall'ordinario, che ebbe una straordinaria rinascita, una straordinaria vita, e che lasciò il corpo in un modo straordinario. Fu uno dei tutori dell'attuale Dalai Lama e lo seguì in esilio in India, nel 1959, dopo l'invasione cinese del Tibet.
Maestro impareggiabile dei Sutra e dei Tantra, dedicò la sua vita esclusivamente al bene degli altri, instancabile nel prodigarsi ad insegnare, ad ascoltare quanti chiedevano consigli, ispirazione, speranza, una fonte inesauribile di amore e di saggezza.
Morì nel 1983 a Kybar, nel Ladak, e rinaque l'anno seguente, da genitori tibetani; poco lontano dal posto dove aveva lasciato il corpo.

“Il ricordo delle persone che ci hanno fatto del bene insegnandoci la gentilezza e il buon cuore, deve essere scolpito nella nostra mente allo stesso modo di un disegno inciso sulla roccia che dura per un lungo tempo.
Non dobbiamo invece curarci delle persone che dicono sia bene compiere azioni non virtuose e considerare inconsistenti le loro parole, come scritte sull’acqua”

All’interno del volume inserto fotografico a colori di Serkong Rimpoce

 

Associato U.B.I.

ubi cartolina 2
L'U.B.I. è stata fondata a Milano nel 1985 da centri buddhisti di tutte le tradizioni presenti in Italia che sentivano la necessità di unirsi e cooperare, come era già accaduto in altri paesi europei.

UBI 8xMILLE BANNER DIGITALE